Materie prime ecosostenibili: anche il settore dei filati diventa green

In ogni settore produttivo, la scelta delle materie prime risulta determinante per ridurre l’inquinamento provocato dalle attività industriali.

 

Anche l’industria tessile ha un ruolo cruciale a livello ambientale perché, oltre a essere uno dei principali consumatori di acqua a livello globale, incide per circa un decimo sul totale delle emissioni di gas serra presenti nell’atmosfera.

 

Infatti, ogni anno vengono prodotti circa 80 miliardi di nuovi capi tessili, di cui solo un quarto viene riciclato.

 

Inoltre, la Commissione Europea ha attestato che per ridurre l’impatto ambientale di un prodotto è necessario partire dalla sua progettazione e stabilire gli elementi costitutivi che andranno a influenzare tutte le fasi successive.

 

A tal fine, diventa fondamentale la scelta delle fibre e dei filati ecologici, nonché l’individuazione del ciclo di fine vita di un prodotto: una corretta progettazione inziale, infatti, consente di  ridurre l’impatto dell’intero ciclo produttivo di un capo.

 

Materie prime ecosostenibili

 

Il settore tessile, in particolar modo l’industria della moda, è considerata la seconda industria più inquinante al mondo.

 

Tuttavia, per adattarsi ai dettami dell’economia circolare e rientrare in una produzione green, sempre più spesso si utilizzano materie prime e processi produttivi sostenibili.

Infatti, è risultato vincente classificare i materiali in base alla loro natura e alle loro componenti organiche, così da prediligere fibre compostabili, riciclabili e riutilizzabili.

 

Una delle classificazioni più utilizzate suddivide i filati in naturali, derivati da fibre organiche o di origine animale, e filati “man made”, cioè prodotti artificialmente dall’industria chimica.

 

Alla prima classe appartengono il cotone, il lino, la canapa tessile, la lana, la seta e il caucciù o gomma naturale, mentre nella seconda convergono tutti i filati sintetici come il nylon e il poliestere, ottenuti da materiali fossili; il rayon e l’acetato, realizzati partendo dalla cellulosa degli alberi.

 

Che siano naturali o sintetici, filati e tessuti possono essere considerati sostenibili solo ed esclusivamente se il processo produttivo e il ciclo di fine vita hanno un basso impatto ambientale.

 

Le fibre sintetiche, infatti, vengono considerate non ecologiche non perché siano prodotte in laboratorio, ma a causa della loro composizione. Infatti, questi materiali sono composti da risorse sempre meno reperibili in natura e il processo produttivo richiede consumi energetici esorbitanti, con emissioni di CO2 elevate e un alto rischio di disperdere sostanze chimiche pericolose durante la lavorazione.

 

I tessuti naturali

 

Cotone, lino, juta, canapa, agave, kapok, ramié, cocco, ananas, ginestra, lana, cactus, bucce d’arancia e seta rientrano nella cerchia dei filati derivati da fonti rinnovabili e, tra questi, anche l’acetato, il triacetato e la viscosa (che vengono prodotti artificialmente partendo dalla cellulosa degli alberi o dagli scarti di altre filiere produttive).

 

Tuttavia, nonostante l’origine naturale, spesso i sistemi produttivi si sono rivelati davvero poco compatibili con l’esigenza di sostenibilità.

 

Coltivazioni e allevamenti intensivi, deforestazione, utilizzo di sostanze inquinanti per l’aria, per l’acqua, per il suolo (e per la fibra stessa) sono metodologie produttive, finora utilizzate, che devono essere eliminate.

 

La scarsità di materie prime non può essere sopperita attraverso l’intensificazione dello sfruttamento ambientale, ma attraverso il riutilizzo di materie già disponibili.

 

Ecco perché sono nate alcune certificazioni come Gots per il cotone organico e NewMerino per la lana etica, che garantiscono la sostenibilità etica e ambientale di filati e tessuti, controllando l’intero processo produttivo, dalla coltivazione della fibra, alla lavorazione e nobilitazione del filato.

Tessuti ecologici riciclati

 

In generale, i materiali riciclati comprendono tutti quei filati che possono essere riutilizzati così come sono o riciclati all’interno di un nuovo ciclo produttivo.

 

Nel secondo caso si tratta di materiali che provengono dalla raccolta di abiti dismessi, da oggetti post-consumo appartenenti ad altri settori industriali o da scarti ed eccedenze prodotti nei diversi stadi della filiera.

 

Infatti, è diventata pratica comune utilizzare filati rigenerati o tessuti che provengono da un altro settore industriale (come le vele delle barche).

 

Quella del riciclo è un’ottima soluzione anche per ridurre i rifiuti di filati sintetici che non sono biodegradabili. Anche le bottiglie di plastica possono essere recuperate e reimpiegate nella creazione di un tessuto.

 

Inoltre, è interessante valutare alcune fibre innovative, che stanno diventando sempre più in voga nel settore tessile.

Si tratta, infatti, di filati naturali innovativi che hanno l’intento di ridurre i rifiuti industriali agroalimentari: dal filato Orange Fiber ottenuto dalle arance, ai tessuti in similpelle vegetale ricavati rispettivamente dai funghi, dall’ananas, dalla vinaccia e dalla mela.

 

Alcuni materiali ricavati da scarti agroalimentari sono già stati lanciati sul mercato, mentre altri sono ancora in fase progettuale.

 

Dunque, il bisogno di cambiamento e novità nell’industria tessile è un’esigenza che coinvolge in prima linea i materiali impiegati nella realizzazione.

 

Per questo i filati ecologici devono presentare le stesse caratteristiche e gli stessi effetti di quelli tradizionali per poter risultare adeguati agli standard qualitativi richiesti dal consumatore, rispettando però l’ecosostenibilità ambientale e i dettami dell’economia circolare.

 

Affidarsi a professionisti del settore è l’unica soluzione possibile per una progettazione e uno sviluppo sostenibile del settore.

 

VI.DA.MA. infatti, è un’azienda specializzata e all’avanguardia, con oltre 40 anni d’esperienza nella produzione di filati cucirini e industriali.

 

L’attenzione per le dinamiche ambientali è un must per l’azienda, per questo facciamo attenzione alla produzione di filati riciclati e rigenerati.

 

Grazie al know how specializzato, abbiamo sviluppato YARN INNOVATION, il laboratorio specializzato che sviluppa filati cucirini e industriali ad alto contenuto tecnologico.

 

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